Conclusa la due giorni in memoria dei fratelli Bartali (la vittoria del primo Giro d’Italia da parte di Gino e la morte di Giulio 9 giorni dopo) mi resta l’idea, che ho espresso il sabato durante la presentazione della figura di Giulio, di cosa sarebbe successo se l’operazione per ricomporre la clavicola fratturata fosse andata bene. Qui provo ad immaginare una possibile corsa alternativa.
“Giulio era fisicamente più dotato di me. Regolare sul passo, mi batteva in volata e in salita era quello che teneva la mia ruota meglio di tanti professionisti che correvano con me in quei tempi.” Gino Bartali
Dopo la caduta a Osteria Nuova per Giulio il ricovero a Santa Maria Nova e la successiva operazione alla clavicola per ridurre la frattura. Mentre inizia il recupero Gino parte per il Giro di Svizzera che domina. Il Tour è precluso perché l’Italia è sotto sanzioni per l’invasione dell’Eritrea.
Alla Coppa M.A.T.E.R. Gino arriva secondo, battuto solo da Olmo. Si aggiudica la crono a coppie con Learco Guerra e poi chiude la stagione vincendo il Giro di Lombardia.
Alla fine del 1936 Giulio, completamente ristabilito, viene ingaggiato da Pavesi per correre l’anno successivo nella Legnano (ormai orfana di Binda).
Nel 1937 Gino vince il Giro d’Italia con il fratello in squadra. Al Tour de France è costretto al ritiro per ordine del Regime (dopo il tuffo nel fiume), che non apprezza affatto un eventuale sconfitta in terra francese. Pavesi vuol verificare le doti di Giulio come capitano e lo manda al Giro di Svizzera, che il ragazzo vince.
Gino vince la Grande Boucle, 13 anni dopo Bottecchia e trova il fratello ad applaudirlo al Parco dei Principi.
Pavesi è sicuro che i due fratelli, adesso che sono entrambi dei vincenti, non si faranno la guerra. La Legnano prima di tutto.
Nel 1939 Gino vince la Milano-Sanremo. Al Giro d’Italia Pavesi aspira alla doppietta Legnano. Gino però non è al meglio ed è nuovamente un confronto tra Giulio e Valetti, con nuova vittoria, stavolta con più ampio margine da parte del più giovane dei Bartali. Il Tour è nuovamente precluso, per ragioni politiche. Il governo italiano e quello tedesco non schierano i loro corridori al via. Al Giro del Piemonte, a cui partecipa il solo Gino, si mette in mostra un giovane Fausto Coppi. Pavesi, che ha una visione sempre ad ampio raggio, annusa un nuovo colpo e non si tira indietro. Dopo una rapida consultazione con Gino decide d’ingaggiarlo. “meglio averlo con noi che contro” è la sua filosofia.
Nel 1940 abbiamo una Legnano fortissima. I fratelli Bartali in grado di vincere ovunque e un altro puledro di razza pronto a correre.
Il Giro però darà delle indicazioni diverse. Valetti è ormai in ombra. Giulio cade ed è costretto al ritiro. Anche Gino cade. Continua, ma non è al meglio. Nella Firenze-Modena, Pavesi da il via libera a Fausto, che va a vincere la tappa e conquistare la maglia. Gino l’aiuterà poi a mantenerla fino a Milano.
Fausto viene spedito in Africa, Gino è esentato per meriti sportivi, ma trova comunque modo di fare la sua parte. Anche Giulio parte, nonostante anche lui, come il fratello, abbia le carte in regola per chiedere di essere esentato. Viene spedito in Grecia e poi in Albania. In una scaramuccia viene ferito ad una gamba e questo gli segnerà indelebilmente il proseguo della carriera.
La sorte toglie a Pavesi l’imbarazzo di dover scegliere, per il momento.
Quando nel 1946 il ciclismo torna sulle strade con il Giro della Rinascita Pavesi ha tenuto per sé il campione più affidabile, anche se il più anziano dei tre. Coppi ha trovato l’accordo con la Bianchi, la grande avversaria della Legnano. Giulio, a seguito della ferita, si vede costretto a smettere di correre e sarà osservatore del grande duello tra il fratello e Fausto che segnerà quegli anni.
Fausto vincerà la Sanremo di quell’anno, ma Gino saprà rifarsi al Giro vincendo per pochi secondi.
Marco Pasquini
