Il 13 e 14 giugno 2026 il Museo del Ciclismo Gino Bartali propone un’edizione straordinaria dedicata all’anno che cambiò per sempre la vita del campione toscano
PONTE A EMA (Firenze) – Novant’anni dopo il primo trionfo di Gino Bartali al Giro d’Italia, Ponte a Ema torna a guardare al 1936, l’anno che segnò insieme la consacrazione sportiva e il dolore più profondo nella vita del campione toscano. Sabato 13 e domenica 14 giugno il Museo del Ciclismo Gino Bartali organizza una due giorni straordinaria di eventi, visite guidate, incontri culturali, commemorazioni e momenti dedicati alle famiglie per ricordare una stagione fondamentale della storia del ciclismo italiano. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Amici del Museo del Ciclismo Gino Bartali con la collaborazione della NUVI – Nova Unione Velocipedistica Italiana, con il contributo della Regione Toscana e il patrocinio del Comune di Firenze, del Comune di Bagno a Ripoli, del CONI Toscana e della UISP.
IL 1936, L’ANNO CHE CAMBIÒ LA VITA DI GINO BARTALI – Il 1936 rappresenta uno spartiacque nella vita di Gino Bartali. A soli 22 anni il corridore della Legnano è già campione d’Italia e si presenta al Giro come una delle giovani promesse più attese del ciclismo nazionale. Nella durissima tappa Campobasso-L’Aquila Bartali infligge oltre sei minuti ai principali avversari e conquista la maglia del primato. Resiste poi agli attacchi dei migliori specialisti dell’epoca fino alla vittoria finale del Giro d’Italia, celebrata il 7 giugno all’Arena di Milano. Ma appena nove giorni dopo il trionfo sportivo arriva la tragedia. Il fratello Giulio Bartali, di appena due anni più giovane, perde la vita durante una gara ciclistica. Una ferita che segnerà profondamente il futuro campione. Fu lo stesso Gino a convincere il padre Torello a lasciare correre Giulio. La scomparsa del fratello lo porta a interrompere l’attività agonistica per oltre un mese e a rifugiarsi nella fede. Nel febbraio del 1937 Bartali pronuncerà i voti di Frate Terziario Carmelitano assumendo il nome di Fra Tarcisio. Sarà grazie alla vicinanza della famiglia, del direttore sportivo della Legnano Eberardo Pavesi e del capitano Learco Guerra che Bartali tornerà alle competizioni, chiudendo il 1936 con la vittoria del Giro di Lombardia dell’8 novembre, dedicata proprio alla memoria del fratello Giulio, che avrebbe compiuto 21 anni poche settimane prima.
UN WEEKEND DI STORIA, CULTURA E PASSIONE CICLISTICA – Le celebrazioni prenderanno il via sabato 13 giugno alle ore 10 con l’apertura straordinaria del Museo e visite guidate gratuite per tutta la giornata, con orario prolungato fino alle 19. Alle 11.15 è previsto il corteo verso il cimitero di Ponte a Ema per la commemorazione religiosa dedicata a Giulio Bartali. Nel pomeriggio, alle 15.30, il convegno “Bartali nel 1936” approfondirà alcuni aspetti meno conosciuti di quella stagione straordinaria. Interverranno: Carlo Delfino, con un intervento dedicato agli esordi di Bartali; Giancarlo Del Balio, che ricostruirà il biennio 1935-1936; Marco Pasquini, con un approfondimento sulla figura di Giulio Bartali; Giovanni Nencini, che illustrerà l’evoluzione tecnica della bicicletta, dal giro ruota ai primi cambi. Alle 17 spazio alle attività per ragazzi, mentre alle 20 si concluderà la giornata con una cena sulla terrazza del museo.
LE STRADE DI BARTALI – La giornata di domenica 14 giugno si aprirà alle ore 8 con una pedalata a invito riservata a biciclette d’epoca e abbigliamento coerente agli anni Trenta e Quaranta. Il percorso “Le strade di Bartali” attraverserà il centro storico di Firenze fino a Piazza della Signoria, dove i partecipanti riceveranno dalle istituzioni un messaggio di pace da riportare simbolicamente al museo, prima di affrontare la storica salita dei Moccoli, uno dei luoghi simbolo dell’allenamento del campione. Alle 10 il museo aprirà nuovamente le porte con visite guidate gratuite. Alle 10.30 si terrà la commemorazione al Cippo di Giulio Bartali sulla salita di San Donato con la deposizione di una corona di fiori. Nel pomeriggio, alle 14.30, il Teatro di Ponte a Ema ospiterà uno degli appuntamenti più significativi dell’intera manifestazione.
MASSIMO REALE RACCONTA BARTALI – Protagonista sarà Massimo Reale, attore di teatro, cinema e televisione, interprete apprezzato dal pubblico italiano per la partecipazione a numerose produzioni televisive e cinematografiche. Nel corso della sua carriera ha alternato ruoli popolari a progetti culturali e di approfondimento storico, mantenendo sempre una particolare attenzione ai temi civili e sociali. Attraverso una lettura scenica dedicata a Gino Bartali e agli anni della Seconda guerra mondiale, Reale accompagnerà il pubblico in un percorso fatto di testimonianze, racconti ed episodi che hanno contribuito a rendere il campione toscano una figura centrale non soltanto nella storia dello sport italiano. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria.
CHI ERA GIULIO BARTALI – La figura di Giulio Bartali occupa un posto speciale nella storia della famiglia Bartali. Nato nel 1915, era il fratello minore di Gino e condivideva con lui la passione per il ciclismo. La sua promettente attività agonistica si interruppe tragicamente il 16 giugno 1936 a causa di un incidente durante una competizione ciclistica. La sua scomparsa rappresentò uno dei momenti più dolorosi nella vita del futuro campione e contribuì a plasmare profondamente il carattere e il percorso umano di Gino Bartali. Le commemorazioni previste a Ponte a Ema intendono ricordare proprio questa vicenda, spesso meno conosciuta rispetto alle imprese sportive del grande campione.
UN PATRIMONIO DI SPORT E UMANITÀ – «Novant’anni dopo quel 1936 non celebriamo soltanto una vittoria sportiva, ma una vicenda umana che continua a parlare alle nuove generazioni», sottolinea Maurizio Bresci, direttore del Museo del Ciclismo Gino Bartali. «La grandezza di Gino Bartali non si misura soltanto nelle sue imprese in bicicletta. La sua capacità di affrontare il dolore, la forza della fede, il senso della famiglia, il coraggio delle sue scelte e il suo esempio civile rappresentano ancora oggi un patrimonio universale. Custodire la sua storia significa offrire al ciclismo, allo sport e alla società un modello che conserva intatta la propria attualità. Il museo nasce proprio per questo: raccontare l’uomo insieme al campione, attraverso documenti, testimonianze, aneddoti e vicende che appartengono alla storia del Novecento italiano».
IL MUSEO BARTALI – Situato a Ponte a Ema, luogo natale di Gino Bartali, il museo conserva biciclette, maglie, fotografie, documenti originali e numerosi cimeli che raccontano la carriera sportiva e la vita privata del campione. Un percorso che attraversa la storia del ciclismo italiano, ma anche quella del Paese, attraverso episodi, testimonianze e racconti che hanno reso Bartali una figura simbolo ben oltre i confini dello sport. Oggi il Museo del Ciclismo Gino Bartali rappresenta un punto di riferimento per studiosi, appassionati e visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero, contribuendo a tramandare la conoscenza di una delle figure più importanti dello sport mondiale.
INFORMAZIONI – Museo del Ciclismo Gino Bartali – Ponte a Ema 13-14 giugno 2026 Info e prenotazioni: info@ciclomuseo-bartali.it Telefono e WhatsApp: 392 6277248 Le visite guidate sono gratuite. Pranzo, cena e alcune attività sono soggetti a prenotazione.
L’evento con Massimo Reale al Teatro di Ponte a Ema è gratuito con prenotazione obbligatoria.
info Contatti luciana.rota@me.com 3921968174
