Un evento importante, tenutosi al Glue dell’Affrico, ha collegato passato, presente e futuro nel ricordo di una delle tragedie più storiche che hanno colpito il mondo: il genocidio degli ebrei.
Molti calciatori furono deportati, e all’evento era presente Tiziano Lanzini, che ha raccontato il ricordo di alcuni di loro. Lanzini ha portato con sé quasi tutte le maglie dei calciatori deportati, in particolare di squadre storiche e prestigiose come Ajax, Benfica e Bayern Monaco, rendendo ancora più toccante e concreto il racconto. Tra le figure sportive presenti: la presidente Valeria Pisacchi dell’US Affrico, Gianni Taccetti, delegato del CONI di Firenze, Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente della FIGC, l’assessora allo sport Letizia Perini e il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Paolo Mangini.
Era presente anche Paolo Allegretti, presidente dei Veterani dello Sport, che ha raccontato la storia di suo padre, il quale ha vissuto quegli anni, davanti ai ragazzi dell’Affrico, della Floria e del Sales. Anche alcuni calciatori toscani furono deportati nei campi di concentramento, come Carlo Castellani: era presente la copia della maglia dell’Empoli, società in cui giocava. Lo stadio di Empoli porta infatti il suo nome, così come lo stadio di Montelupo.
È stato ricordato anche il calciatore storico ungherese Árpád Weisz, ex di Inter e Alessandria e, naturalmente, tecnico del Bologna, una leggenda in Emilia-Romagna come allenatore.
Si è parlato anche di Béla Guttmann, tecnico del Benfica del secolo, di nazionalità ungherese, da cui è nata la famosa “maledizione di Guttmann”: il Benfica giocò diverse finali perdendole. Guttmann venne mandato via solo perché aveva chiesto un aumento di stipendio. Le ultime Champions League (allora Coppa dei Campioni) vinte dal Benfica furono nel 1960-61 e 1961-62 sotto la sua guida. All’epoca non si guadagnava quanto oggi un tecnico di livello internazionale, ma poco più di un mister dilettante.
Anche nella Fiorentina fu deportato un calciatore: Vittorio Staccione, nativo di Torino, dove era cresciuto nel Torino (granata), poi passato al Cosenza. Morì a Gusen, in Austria.
Da ricordare anche Bruno Neri, ex calciatore della Fiorentina, che non si piegò al nazismo e non fece il saluto con la mano alzata, essendo partigiano. Sono stati ricordati anche molti ex calciatori polacchi di Cracovia e tanti altri. Oggi, in un momento di guerra, tra Israele e Palestina, sono ricordi che tornano nel cuore.
Un genocidio non dovrebbe mai esistere, così come una guerra: siamo fortunati a vivere in un Paese tranquillo, in pace e serenità.











