Oggi al Museo Bartali è passata in visita una troupe della televisione svizzera di lingua italiana, RSI. Ad accoglierla Maurizio Bresci, Presidente dell’Associazione che gestisce il Museo.
Gino è stato assiduo frequentatore della corsa a tappe elvetica, collocata subito dopo il Giro d’Italia e perfetta per far fruttare la popolarità oltre confine. Non è quindi una stranezza che i giornalisti svizzeri si siano ricordati di Bartali nel 2026, in occasione della ricorrenza della prima vittoria al Giro d’Italia (1936), 90 anni fa.
L’evento nell’evento.
Al Museo, però, non è conservata solo la memoria del campione di Ponte a Ema. Un altro ciclista ha legato il suo nome a quella corsa a tappe, ovvero Roberto Poggiali. È presente la sua bicicletta del 1968, alcune sue maglie e un pannello che ne riassume la carriera e le vittorie.

È proprio una di queste vittorie di “peso” che si ricollega al Giro di Svizzera. Roberto infatti ha vinto l’edizione del 1970, quando il fiorentino di dentro le mura correva per la Salvarani insieme a Gimondi.

Nell’intervista pubblicata su Biciclette d’Epoca nel 2025 Roberto aveva ricordato:
«1970. Salvarani. Alla Sanremo trionfa Michele Dancelli, 17 anni dopo la vittoria di Petrucci. Per Poggiali un inizio un po’ difficile, pur ottenendo dei buoni risultati (2° al Giro di Romagna, 11° al Giro d’Italia). La corsa rosa si conclude il 7 giugno, l’11 parte il Giro di Svizzera. Roberto viene convocato, come al solito come supporto a Gimondi. Nel prologo iniziale (4 km il percorso, da Murten a Morat) Roberto si comporta bene, si classifica sesto. In partenza Vercelli, corridore della Scic, non è partito nei tempi, giusto qualche secondo prima di lui. Il corridore della Salvarani lo tiene come punto di riferimento. «Questo è stato utile perché quando alla terza tappa (13 giugno: Bazenheid – Arosa – 144 km) parte una fuga di 14 corridori io sono dentro e sono il meglio piazzato. Al termine prendo la maglia. Mantengo la maglia per pochi secondi su 5 corridori per le restanti tappe e alla fine vinco il Tour de Swisse».
Marco Pasquini
