Ieri, durante il Consiglio dei Ministri, è stata approvata — come confermato da fonti giornalistiche — la proroga decennale (2026-2036) del regime di esclusione IVA per le associazioni sportive dilettantistiche e gli enti del terzo settore. 
«È una vittoria del governo Meloni», afferma Marcheschi, responsabile del Dipartimento Sport di Fratelli d’Italia. Secondo lui, questo provvedimento dimostra la «grande attenzione» dell’esecutivo verso le associazioni che operano nel sociale e nello sport. 
Ha sottolineato ch
e l’intervento è volto a evitare «costi insostenibili» per le associazioni, derivanti da attività commerciali non rivolte esclusivamente agli associati e quindi alle famiglie: costi che — sostiene — avrebbero compromesso l’attività delle associazioni in favore dei cittadini, delle famiglie e delle fasce più deboli. 
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Cosa cambia
• Attualmente molte associazioni sportive e del terzo settore operano in regime di esclusione IVA: non rilevano ai fini IVA alcune loro operazioni istituzionali. 
• Il provvedimento in arrivo consiste nella proroga decennale della possibilità di «esclusione IVA» fino al 2036: ossia, viene evitato il passaggio immediato al regime di esenzione o imponibilità che erano stati proposti. 
• Va ricordato che secondo la normativa in via di attuazione (es. Decreto‑Legge 146/2021) le operazioni degli enti associativi avrebbero dovuto passare da regime di esclusione a quello di esenzione IVA a partire dal 1° gennaio 2026. 
• La proroga quindi consen
te all’associazionismo sportivo e sociale di avere più tempo per adeguarsi, senza subire fin da subito un salasso fiscale.
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Perché è importante — e perché è da guardare con attenzione
Aspetti positivi:
• Le associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e gli enti del terzo settore potranno operare per un decennio senza un’immediata complessità maggiore in termini di IVA, dandosi margine per pianificare.
• È un segnale politico forte: il governo riconosce che questo tipo di realtà (sportive, sociali) rischiano di essere penalizzate da cambi fiscali troppo rapidi o onerosi.
• Può favorire la stabilità delle associazioni che operano per le famiglie, i giovani, le fasce deboli: se da un giorno all’altro arrivassero costi aggiuntivi, molte rischierebbero di tirarsi indietro.

Ma ci sono punti critici da considerare:
• «Esclusione IVA» non significa assenza totale di oneri: il regime potrebbe comunque richiedere adempimenti o porre limiti alle attività commerciali delle associazioni.
• Il passaggio rimandato al regime di esenzione (o diverso regime) non è abolito: è solo rimandato. Le associazioni devono vigilare e prepararsi, non restare immobili.
• Il provvedimento parla genericamente di «associazioni sportive e terzo settore», ma i dettagli contabili e fiscali (quali operazioni restano escluse, quali vengono comunque considerate) restano complessi: serve attenzione a statuto, attività, ricavi.
• Politicamente: se è vero che si tratta di una “vittoria”, è anche vero che era una misura attesa da tempo e che il rischio di penalizzazione rimaneva concreto. Quindi forse più che “vittoria” è “evitata penalità” — che comunque era il minimo sindacale.
