La squadra ciclistica Viola è incappata in una profonda crisi di risultati. Il Commendator Borghi, il patron della squadra cerca, insieme al suoi dirigenti, una soluzione. Intanto i tifosi cominciano a contestare.
Il DS, capito che in larga parte la colpa della situazione sarebbe stata scaricata su di lui, si mette d’accordo con gli uomini del Presidente e si defila. Una exit strategy, come direbbero quelli del mondo del business. Ma qui siamo nel mondo del ciclismo, dove vige ancora la regola del rispetto tra corridori, anche se avversari. Del pane e salame, della fatica condivisa perché, anche se è uno lavoro durissimo, è la passione che ti da lo stimolo per andare avanti.
Il DS diventa un’ombra, ma non se ne va completamente.
Il Commendator Borghi non ama licenziare i suoi collaboratori, anzi li difende oltre l’indifendibile. È più facile che siano presentate delle dimissioni che ci siano effettuati degli allontanamenti.
Arriva la corsa della svolta. Una corsa da “Vita o morte” come l’aveva definita qualche giorno prima il DS uscente.
Il trainer si è impegnato tutta la settimana, ma alla partenza si vede che la formazione non è, ancora una volta, all’altezza della situazione.
L’esito è scontato, anzi peggio del previsto. I corridori non solo restano in fondo al gruppo, ma lentamente, uno dopo l’altro, si ritirano.
Finita la corsa esplode la contestazione dei tifosi. Di rado i fan del ciclismo si mostrano con tanta forza.
Sono immagini lontane quelle del Tour de France del 1950, quando i tifosi francesi aggredirono Bartali e gli italiani, fino a costringerli al ritiro dalla corsa francese. È più facile avere una spinta in salita, o più spinte, come quelle ricevute da Magni al Giro del 1948, che grazie ad esse vinse la corsa rosa per pochi secondi su Cecchi.
Stavolta però no. La delusione è tanta. Rabbia sopita esplode, tutta in un solo momento.
Un commentatore televisivo arriva a lanciare la custodia degli occhiali per spiegare una legge della fisica: per scattare bisogna alzarsi sui pedali e guardare dritto!
I corridori si radunano e, in silenzio, si scusano con i tifosi. Intanto il trainer sale solitario sull’ammiraglia.
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