Mentre sto preparando la serata al Museo di martedì 25 (dedicata agli organizzatori dei Grandi Giri e in particolare a Vincenzo Torriani) m’imbatto in una nota di Gianni Torriani (figlio maggiore di Vincenzo):
«[…] la prematura morte di Coppi impedì di portare avanti un progetto che avevamo studiato con la San Pellegrino. Coppi, capitano della squadra, a far da chioccia a un drappello di giovani corridori, con Bartali direttore sportivo»
In sé non è una notizia inedita l’inserimento di Coppi nella San Pellegrino di Bartali. Sono gli ultimi mesi del 1959, poche settimane prima di Natale, prima del viaggio in Africa di Fausto.
È quel “avevamo” che mi colpisce. Come se Torriani, conosciuto soprattutto come Patron del Giro, avesse confabulato e orchestrato nell’ombra per rimettere insieme i due antichi rivali. Scoprendo la figura di Torriani, e il suo peso nel ciclismo italiano, non mi dovrei stupire.
Poi penso all’ottimo rapporto che aveva con Bartali. Torriani e Bartali erano, e saranno, legati da profondo rispetto e stima. Gino non è mai stato un grande imprenditore e l’amico Vincenzo gli viene in aiuto sotto questo aspetto. Del resto fa comodo anche al suo Giro rimettere insieme Bartali e Coppi, anche se non più come antagonisti.
La squadra ciclistica San Pellegrino nasce nel 1956, sponsorizzata dall’azienda di acque naturali. È composta principalmente da ciclisti italiani e partecipa a diverse competizioni, tra cui sette edizioni del Giro d’Italia (dove ottiene 4 vittorie di tappa). La squadra chiude nel 1963 (dopo 7 stagioni di attività).
Torniamo a quel 1959. Coppi è alla fine della sua esperienza con la Tricofilina/Coppi. Bartali è impegnato come dirigente alla San Pellegrino dal 1956. A qualcuno, e non escludo che sia stato a Torriani stesso, viene in mente di mettere insieme i due, per un’ultima stagione. Il richiamo mediatico sarebbe enorme e il Giro del 1960 ne avrebbe sicuramente guadagnato.
Anche se non direttamente il Patron media tra le parti.
Coppi, punta ad un’ultima stagione illustre, anche per i benefici economici che questa operazione può portargli.
Ci sarà però solo il tempo per la presentazione e delle foto ufficiali.
Il Giro perde un sogno, ma vivrà di un grande duello tra Anquetil e Gastone Nencini, divisi alla fine da soli 28”.
Marco Pasquini
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