Quello a cui abbiamo assistito ieri (a patto di avere avuto l’app RaiPlay aggiornata ovviamente) è stato un Campionato del Mondo senza il suo padrone designato.
La caduta alla Vuelta del 26 agosto ho tolto il principale pretendente al titolo iridato, Tadej Pogacar, lasciando aperta una gara senza un faro di riferimento (come era successo invece nel 2024 e nel 2025, per i due titoli conquistati consecutivamente dal fenomeno sloveno). Eddy Merckx ha modo di conservare ancora per un po’ di tempo il suo primato (insieme a Binda, Sagan e Freie, il Club dei tre volte iridati).
C’è molta attesa per la gara maschile dopo che nelle altre categorie lo spettacolo non è mancato. Basta pensare alla fuga di Aslin Barry tra gli Under 23 o al roccambolesco finale della corsa delle donne con un Demi Vollering che prima va in fuga e quindi ripresa ed infine vincitrice, con la nostra Elisa Longo Borghini terza a 4” (e le prime 4 raccolte in 8”).
Il belga Remco Evenepoel, secondo al Tour de France e vincitore della crono di domenica, sembra poter dire la sua. Ma il Belgio è da sempre lo squadra in cui è difficoltoso mettere tutti d’accordo e quando hai anche un Wout Van Aert in grande condizione è difficile non lasciargli spazio, anche a dispetto del buon Remco. Che dire poi di Mathieu Van der Poel, che la domenica precedente, al Giro del Belgio, si è inventato una fuga di 175 km, giusto per testare la gamba in previsione di Montreal.
La Francia decide di puntare tutto sul giovanissimo Seixas (20 anni da pochi giorni), ma è un rischio data la distanza del Mondiale (273 km).
E l’Italia? Il nuovo CT, Roberto Amadio, punta su uomini d’esperienza (Trentin, Bettiol, Cattaneo) e nuovi che non hanno mai corso un Campionato del Mondo (Pellizzari, Piganzoli, Scaroni) a cui si aggiunge il più forte Under 23 italiano, quel Lorenzo Finn che ha fatto suo il Giro Next che il Tour de l’Avenir. Da tempo non siamo più la Squadra di riferimento (come ai tempi di Martini e Ballerini), ma da qui si può ripartire per il futuro. Come si dice in questi casi, siamo una compagine di guastatori e battitori liberi. Trentin è il regista in corsa.
Il lungo trasferimento fino al circuito cittadino, la fuga promossa dall’olandese Van der Poel, l’inseguimento della Francia (pronta a lanciare Seixas); la figura degli italiani, che sputano nel gruppo degli inseguitori. La corsa anonima di Remco Evenepoel sembra lasciar via libera al compagno Wout Van Aert, ma anche questi mostra i suoi limiti. Non c’è molto per respirare, è un percorso esigente, con rampe e discese in sequenza, senza grandi tratti dove tirare il fiato.
La mancanza di un faro come Pogacar si vede in questo frangente, in cui le squadre non riescono a tenere cucita la corsa e i capitani devono esporsi in prima persona, consumando energie preziose.
Ed è in uno dei tanti rilanci che va via l’americano Brandon Mc Nulty, compagno nella UAE di Pogacar. Ha un buon passo e tiene. Da dietro la corsa sembra senza logica, si accellera, ci si avvicina al fuggitivo, poi quando sembra lì a portata di pedale ci si ferma e la distanza si dilata.
Fughe su inseguimenti, inseguimenti su fughe. Distacchi che dietro sembrano incolmabili, ma che nel giro di breve vengono invece recuperati e annullati.
Del Toro, il messicano anche lui compagno di Pogacar, sembra tentare più volte di rientrare, ma non arriva mai fino in fondo. Anche il nostro Ciccone prova a fare la differenza e riprendere l’americano, ma è stoppato dagli altri due compagni del texano (Simmons e Jorgeson). All’improvviso appaiono Remco e Mads Pedersen nel gruppetto inseguitore. Niente, ormai il timido Brandon ha imboccato l’ultimo km e taglia il traguardo pugno al cielo.
Nella volata per il secondo posto un redivivo Michael Matthews ha la meglio su uno stanco Mathieu Van der Poel.
Dopo le premiazioni si scatena la polemica. L’inglese Pidcock e l’italiano Ciccone accusano Del Toro di aver favorito il compagno di squadra UAE. Le possibilità sono alte e non sarebbe il primo caso nella storia del Mondiale. Nel 1992, per il secondo Mondiale di Bugno, la fuga che era in atto fu annullata dai colombiani. Grazie a quel recupero Bugno fu portato davanti da Perini e messo nelle condizioni di andare a vincere. I colombiani tirarono perché erano uomini Gatorade (la squadra di Bugno). Oppure il Mondiale di Lisbona del 2001, il primo di Ballerini in ammiraglia. Al termine della corsa, anche questa con un gruppo molto folto e pieno di italiani, parte Gilberto Simoni. Quando ha già un buon margine al suo inseguimento si lancia Lanfranchi, un altro italiano. La corsa sarà vinta dallo spagnolo Freire, compagno di club di Lanfranchi. Un Mondiale, per quanto corso per nazionali ha sempre un incrocio con le squadre di club, sia per lo scambio di favori o atti di non belligeranza. Ieri c’è stato, probabilmente, uno di questi ultimi a giudicare il sorriso di Mauro Gianetti al momento del saluto al vincitore dopo l’arrivo.
E gli italiani? Dopo alcune edizioni dove abbiamo stentato a restare davanti ieri ci siamo fatti vedere e Ciccone, pur essendo arrivato nono, meritava qualcosa di più. Sta nascendo una nuova squadra che nei prossimi hanno può dare delle soddisfazioni.
Domenica prossima la replica, con l’Europeo in Slovenia, terra di Tadej ma senza Tadej.
