
Non è solo una trasferta, è un salto nel futuro del ciclismo su pista. Marco Lapucci, direttore tecnico del Velodromo di Firenze “Enzo Sacchi”, ha guidato una selezione dei migliori talenti toscani (dai 14 ai 17 anni) in uno stage tecnico in Svizzera. Tra le pendenze vertiginose di Sigirino e il profumo del pino finlandese, ecco il resoconto di un’esperienza che ha cambiato la prospettiva dei nostri giovani corridori.
FS: Marco, quali sono le principali differenze strutturali che i ragazzi hanno riscontrato tra Firenze e la Svizzera?
ML: Le differenze sono notevoli. A Firenze corriamo su una pista da 333,33 metri in cemento, all’aperto. A Lugano (Sigirino) ci siamo trovati su un tondino da 166,66 metri in legno di pino finlandese, interamente al coperto. Anche le pen
denze parlano chiaro: passiamo dai 37 gradi delle nostre curve ai 48 gradi svizzeri. Se il ‘Sacchi’ è impegnativo, Sigirino lo è anche per gli atleti più esperti.
FS: In che modo il cambio di superficie ha influenzato la pedalata?
ML: La scorrevolezza del legno è un altro mondo. A parità di rapporto, i ragazzi pedalavano con una frequenza e una velocità decisamente superiori rispetto a Firenze. La sensazione di velocità pura è molto più accentuata.
FS: C’è qualcosa del metodo svizzero che vorrebbe “esportare” a Firenze?
ML: Due cose su tutte. Primo: la cura maniacale per l’abilità tecnica. In Svizzera è un requisito fondamentale anche per le convocazioni in nazionale. Secondo: la centralità del calendario su pista invernale. Certo, per fare come loro servirebbe la loro impiantistica: strutture tutte al coperto che permettono di ignorare il meteo.
FS: Come hanno reagito i giovani al passaggio indoor e alle nuove pendenze?

ML: Era la loro prima volta assoluta su legno e al coperto. Mi hanno sorpreso: si sono adattati con una rapidità incredibile. Parliamo dell’eccellenza tecnica della Toscana, e lo hanno dimostrato.
FS: Qual è stata la sfida tecnica più difficile?
ML: Su una pista così corta (166 metri), coordinare i tempi per il cambio del Quartetto e per l’Americana è stata una vera impresa. Il ritmo è frenetico, non c’è margine d’errore.
FS: Oltre allo sport, quanto conta il lato caratteriale in una trasferta simile?
ML: Moltissimo. È una partenza senza pressioni agonistiche focalizzata solo sull’esperienza. Questo motiva il gruppo in vista della stagione e crea un legame fortissimo tra i ragazzi.
FS: Le ha visti cambiare nel loro approccio alla disciplina?
ML: Sì, affrontare pendenze simili serve a vincere i timori. Dopo aver domato i 48 gradi di Sigirino, la pista di Firenze sembrerà loro molto più facile e gestibile.”
FS: Qual è stato il commento più comune tra i ragazzi?

ML: Il più frequente? ‘Marco, qui si vola!’. La sensazione di velocità che regala il legno è rimasta impressa nel cuore e nelle gambe di tutti loro.
Lo stage in Svizzera non è stato solo un allenamento, ma un’iniezione di consapevolezza. Tornare a Firenze con questo bagaglio tecnico significa alzare l’asticella per l’intera stagione. Se l’obiettivo era formare atleti completi, capaci di adattarsi a ogni superficie e pendenza, la missione di Marco Lapucci può dirsi pienamente riuscita. Ora la sfida si sposta di nuovo sul cemento del “Sacchi”, ma con una marcia in più: la grinta di chi ha sfidato le leggi della fisica sul legno svizzero.
