Il 23 maggio non è una data qualsiasi. È il giorno in cui l’Italia si ferma per ricordare Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta assassinati nella strage di Capaci del 1992.
E ogni anno torna la stessa domanda: come ricordarlo davvero, senza trasformare il ricordo in una frase fatta o in una commemorazione vuota?
Forse la risposta è semplice: ricordarlo significa scegliere da che parte stare. Sempre. Anche nello sport.
Perché la mafia non riguarda solo tribunali, politica o criminalità organizzata. La mafia si infiltra dove ci sono soldi, consenso, potere e silenzi. E lo sport, purtroppo, non ne è immune.
Si infiltra negli affari, nelle società, nelle sponsorizzazioni opache, nelle pressioni, nel controllo del territorio, nella cultura della paura e del favore.
Per questo ricordare Falcone oggi significa difendere anche lo sport pulito.
Uno sport libero da interessi sporchi, da omertà, da intimidazioni e da quella mentalità del “chiudiamo un occhio” che troppo spesso diventa complicità.
Lo sport dovrebbe essere il contrario della mafia:
regole uguali per tutti, rispetto, sacrificio, merito, educazione, comunità.
Ogni allenatore che insegna il rispetto delle regole, ogni dirigente onesto, ogni società che lavora con trasparenza, ogni volontario che dedica tempo ai ragazzi nei quartieri, sta facendo anche una battaglia culturale contro la mentalità mafiosa.
Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e, come tutti i fenomeni umani, ha un inizio e avrà una fine.
Ma quella fine dipende dal coraggio quotidiano delle persone normali. Anche nello sport.
E allora oggi il ricordo più giusto non è solo la retorica.
È non essere indifferenti.
È non minimizzare.
È non pensare mai che certi problemi riguardino “gli altri”.
Perché le “isole felici” non esistono.
Esistono invece persone che scelgono ogni giorno la legalità, la trasparenza e il coraggio.
Ed è da lì che bisogna ripartire. Anche dai campi sportivi, educando i ragazzi che fanno sport ai valori della legalità, del rispetto delle regole, dell’onestà e del coraggio, perché lo sport vero non forma solo atleti, ma cittadini migliori.
