Marco Lapucci con il quartetto juniores che ha conquistato il campionato italiano
Velodromo ‘Enzo Sacchi’ di Firenze, un tempio del ciclismo toscano che profuma di storia ma guarda con decisione al futuro. Insieme a noi c’è Marco Lapucci, Direttore Tecnico della struttura. Con Marco oggi non parleremo solo di manutenzione e curve paraboliche, ma soprattutto di come si costruisce il talento, dell’importanza della sicurezza e del ruolo sociale che un impianto di questo livello ricopre per il territorio fiorentino e per l’intera Federazione Ciclistica Italiana.”
FS: Negli ultimi anni il ciclismo su pista è cambiato molto sul piano tecnologico. In che modo la struttura si è adattata ad accogliere atleti che oggi utilizzano materiali e velocitĂ impensabili solo vent’anni fa?
ML: Sì, ben detto, impianto storico. In questa area del Parco delle Cascine si dilettavano i primi ciclisti con i famosi BICICLI. Firenze Capitale diede il primo impulso alla nascente attivitĂ ciclistica, tanto che nel 1870 fu organizzata la prima gara su strada al mondo: la Firenze/Pistoia tutt’oggi annualmente rievocata.
L’impianto del velodromo è all’aperto e possiede 333,33 metri. Molte sono state le ristrutturazioni negli anni, ma la caratteristica di pista per alte velocitĂ rimane, tant’è che anche la denominazione di Motovelodromo, così chiamato perchĂ© inizialmente gareggiavano le cosiddette “motorette”, ovvero biciclette con un piccolo motore NDR, è una pista dove si raggiungono con le bici velocitĂ prossime ai 65 km/h.
Per tenerlo in efficienza e sicurezza, il controllo delle superfici è costante.
FS: Il velodromo è spesso il primo punto di contatto tra i giovanissimi e la pista. Qual è la sua filosofia nel formare i ragazzi che passano dalla strada alla ‘pancia’ della pista per la prima volta?
ML: L’attività è comunque rivolta principalmente alle categorie giovanili e pertanto rimane un impianto dedicato all’avviamento piĂą che alla prestazione di vertice. I nostri atleti toscani piĂą importanti sono Vittoria Guazzini, campionessa olimpica, e Fabio Del Medico, campione del mondo Kerin, oltre a Matteoli, campione del mondo di Quartetto. Sono tutti atleti nati al “Sacchi ” ma che oggi si allenano quasi esclusivamente a Montichiari, in un velodromo coperto, con una pista in legno di 250 metri, come gli impianti dove si svolgono attivitĂ internazionali e campionati.
FS: Spesso i genitori temono la pendenza delle paraboliche. Come tecnico, come lavora per infondere sicurezza e tecnica di guida nei ragazzi?
ML: Noi a Firenze siamo il primo punto di contatto per i giovanissimi che vengono in pista e l’approccio è quello di far divertire i ragazzi vincendo i giusti timori di girare su curve molto inclinate.
Solitamente, dopo una cautela iniziale, non vogliono piĂą scendere.
FS: Oggi i grandi campioni (pensiamo a Ganna o Viviani) dimostrano che la pista è fondamentale per vincere su strada. Come state lavorando per convincere le società del territorio a portare i loro atleti a girare al Sacchi?
ML: Storicamente la Toscana è un po’ meno attratta dall’attivitĂ in pista, soprattutto rispetto alle regioni del Nord Italia. Le leve su cui spingiamo per portare i giovani al velodromo sono l’arricchimento delle capacitĂ di guida, soprattutto nelle volate, e la maggior sicurezza rispetto alla strada. La velocitĂ in bici oggi è sempre intorno ai 40-45 km/ora, quindi avere padronanza del mezzo è fondamentale per evitare cadute.
FS: Quali sono i criteri tecnici per rendere una manifestazione al velodromo Enzo Sacchi ‘spettacolare’ sia per chi corre che per il pubblico presente sulle tribune?
ML: Per rendere avvincenti le prove su pista le gare devono avere tempi più brevi che in passato e privilegiare le prove di Gruppo e in questo la società di gestione del Presidente Paolo Traversi è maestra.
FS: C’è un obiettivo particolare o un miglioramento tecnico che vorrebbe vedere realizzato nel prossimo triennio sotto la sua direzione?
ML: Sul piano tecnico l’incremento del numero di ragazzi iscritti è la prima casa per poi puntare a risultati importanti. Un prossimo obbiettivo è ripresentare un quartetto dell’inseguimento femminile. Come organizzazione la societĂ di gestione, dopo gli italiani giovanili del 2025, punta a realizzare una 3 serate tipo delle famose Seigiorni.

FS: In tutti questi anni di direzione tecnica, qual è il momento o l’atleta passato da questo cemento che le ha dato la soddisfazione professionale piĂą grande?
ML: Le soddisfazioni piĂą grandi sono anche le piĂą semplici, ovvero ragazzi che dopo tanti anni tornano al velodromo ormai adulti e ti portano i figli, dicendoti che a suo tempo ci sono stati bene al di lĂ dei risultati. Una grossa soddisfazione l’abbiamo avuta quest’anno insieme ai miei collaboratori vincendo il Tricolore del Quartetto juniores, titolo che mancava in Toscana da tanto tempo.
Veramente un sogno che abbiamo realizzato. Ultima nota importante, la struttura sportiva con velodromo, campo da calcio e da tennis e sferisterio, dopo la storica direzione del Club Sportivo Firenze, da quest’anno ha avuto un cambio di gestione che ha dato nuovo impulso a tutte le attivitĂ .
